
E adesso come riordinare il flusso di coscienza a due, di cinque ore, condiviso con Stefano?! Ci provo, animata da riconoscenza per lo spazio che mi ha concesso e l’umiltà di dare ragione della bella Persona che è e della fortuna di averlo incontrato nella mia vita
“posso dire di aver avuto tante vite, vorrei potertele raccontare a partire da una time line che ho ricostruito stamattina prima di venire ad incontrarti”
ti prometto che ne terrò conto come mia bussola, adesso vediamo dove ci porta il percorrere un tratto insieme. Quanto Roma ti appartiene, sei nato e hai sempre vissuto qui?
“esattamente e prima di stabilirmi come famiglia alla Giustiniana, dove ci troviamo attualmente, sono nato nel quartiere Trieste, successivamente ho abitato in quello Africano, gli anni del mio primo matrimonio a Via Baldo degli Ubaldi, lunghi periodi della mia infanzia in una casa al mare, ad Ostia, dove andavamo Mamma ed io quando mio Padre era fuori per prolungati motivi di lavoro, era un Medico e Professore della Sapienza in Idrologia medica e malattie del fegato, in realtà praticamente tutta la mia famiglia ha operato nel campo medico, forse il senso di prendersi cura che mi riconosco come mio tratto peculiare potrebbe avere a che fare con il mio DNA. Io invece ho preso un’altra strada, è stato proprio mio Padre ad indirizzarmi in questo senso, diceva che alla fin fine la professione del medico richiede un impegno straordinario a fronte di un ritorno economico non proporzionato. E così’ ho iniziato a lavorare in Banca a diciotto anni”
un avvio lavorativo precoce
“io sono figlio unico, ho un animo piuttosto solitario, a dispetto del mio essere sociale, sono sempre animato dal desiderio di conoscenza, ho perseguito subito una indipendenza economica perché volevo viaggiare. Nel 1975, mio ultimo anno di Liceo, ho fatto uno stage all’ICCRI (Istituto Centrale delle Casse di Risparmio Italiane), facevo l’input dati, è stato il primo tassello del mio auto affrancamento, sentivo fortemente di voler ottenere una emancipazione psicologica oltre che pratica dalla mia famiglia, nel 1975 ho iniziato una convivenza con alcuni amici, all’epoca ero iscritto a Ingegneria, l’anno successivo, il primo gennaio 1976, sono stato assunto all’ICCRI dove ho lavorato per ventitré anni”
avverto in Te una spiccata volizione
“in effetti sono molto determinato quando voglio raggiungere un obiettivo. Aggiungo che sono capace di autodisciplina e rigore, tratti che mi derivano immagino anche dalla mia formazione come pallavolista e subacqueo, sono gli sport, direi discipline, che credo mi abbiano più formato, anche se ne ho praticati altri, la vela, il tennis, lo spinning”.
1976, anno cruciale nella tua vita, quale altra data l’ha altrettanto contrassegnata?
“certamente una lunga permanenza in Australia che mi sono concesso, assommando ferie e permessi di due anni che mi hanno consentito una permanenza di ben tre mesi, tra il 1983 e il 1984, stavo condividendo un’esperienza importante con Tiziana, un mio Amore liceale che ho poi sposato. Il nostro matrimonio si è interrotto quando avevo trent’anni, per sua volontà; sono uscito da casa sua con una Vespa e le mie poche cose, dovevo ricominciare tutto da zero… e in quello stesso anno, il 2 giugno del 1987, è morto mio Padre e sono venuto a conoscenza dell’insorgere di una grave malattia di mia Madre, il lupus eritematoso che ha portato con sé un tumore del polmone, metastasi al fegato e al cervello, nel 1996, nello stesso anno in cui mi sono sposato nuovamente con Silvia, mia Madre è tornata alla casa del Padre Celeste il 29 ottobre di quell’anno. I nostri primi tempi di matrimonio sono stati condizionati dall’accudimento di mia Madre, ce la siamo portata con noi in vacanza a Malta”

hai scontato anni molto duri che immagino abbiano temprato la tua resilienza
“ravvedo in me un certo eroismo, la capacità di non chiamarmi fuori che ho del tutto condiviso con Silvia, mia moglie, insieme abbiamo fatto una scelta di vita audace, singolare”
facciamo un passo indietro, qualcosa mi dice che dal 1976, anno del tuo avvio nel mondo lavorativo, tu abbia riempito la tua vita di tanti altri stimoli!
“te ne racconto alcuni, sì! sono un grande appassionato di mare e ho quindi aspirato ad avere un brevetto di immersione, sono diventato istruttore PADI (Professional Association Diving Instructor), di quell’ambito apprezzo molto anche il modello formativo e l’autodisciplina, viene insegnato il minimo necessario per quello che serve per ogni livello e poi si aggiungono altri moduli teorici, elementi di Fisica, Chimica, tecniche di immersione, c’è molta cura verso la relazione, se sei responsabile degli altri devi capirli e comunque questa è un’attività che va condivisa, le immersioni si fanno sempre in coppia , e magari in gruppi di coppie (buddy system). Nel tempo ho conseguito tutti i livelli di brevetto per Istruttore fino a diventare IDC (Istructor Development Course) Staff Instractor (Istruttore per i corsi di formazione degli Istruttori), o istruttore degli istruttori, quello è un modello formativo che sarebbe conveniente applicare anche a Retake”
come percepisci la nostra organizzazione in fieri?
“di Retake riconosco un potenziale straordinario, eppure a me sembra che ad oggi sia “tutto e il contrario di tutto”, penso che sia necessaria urgentemente una formazione strutturata che determini un’organizzazione maggiormente definita. Mi riferisco inoltre ad una formazione che risulti attrattiva per i giovani, il fatto di poter vantare l’esperienza Retake come un fiore all’occhiello formativo per loro, ci darebbe molto ritorno ed accrescerebbe la nostra autorevolezza”
dentro Retake io colgo e ho colto sin dal tuo ingresso il tuo occhio vigile, attento, acuto, quello di un osservatore che vuole innanzitutto comprendere i meccanismi, sotto questo profilo ti distingui rispetto alla maggioranza dei volontari
“quello che dici è dettato dalla mia radicata curiosità personale e dalla mia formazione, sono un economista, un analista di organizzazione aziendale, questo è stato il mio esercizio lavorativo per trent’anni. Quindi mi piace analizzare le strutture, capire come funzionino, poi in me si fa varco la carità intellettuale…”
carità intellettuale è una bella espressione, incisiva, la immagino del tutto correlata alla tua cultura cattolica
“la mia è indubbiamente una formazione cattolica, sono Presidente del Forum Cultura Pace e Vita, una federazione di Associazioni che si ispirano alla DSC – Dottrina Sociale della Chiesa, radicata al territorio e alle Persone. Sono un animatore Laudato Sì (Enciclica Papa Francesco, 24 maggio 2015), Il Movimento Mondiale Laudato Sì è un movimento ecumenico che procede al fianco della Chiesa cattolica e accoglie anche altre confessioni, la Casa Comune è di tutti senza distinzioni”
quanto ecumenismo laico cogli in Retake?
“la sua traduzione è nell’inclusività coerente e concreta, che viene applicata pienamente nel progetto RetakeRoma per una Comunità Solidale, iniziativa nella quale io credo moltissimo e che, insieme a Retake Scuole, potrebbe, in una logica di razionalizzazione dei nostri infiniti rivoli operativi, perfettamente onorare la mission che ci siamo dati, per me c’è molta verità nel detto “less is more” (Il concetto di “Less is More” è stato coniato dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe e sintetizza l’idea che la semplicità e l’eleganza derivano da una riduzione degli elementi superflui. Ne deriva la necessità di puntare sull’essenziale per dare valore a ciò che si crea. Eliminando il superfluo, quello che non serve, n.d.r.). Via via che racconto mi rendo conto che sto mettendo in fila i puntini, sto riallacciando nel profondo il mio percorso interiore”

lo comprendo, io stessa ci rintraccio un filo logico, consequenziale, come se tu volessi cogliere armonia in quello che fai
“in un certo senso, a me piace condividere con anime affini, dove sia sentita come valore l’accoglienza, la capacità di essere sociali, di saper vedere gli altri, di mettere a disposizione della comunità i propri talenti. Trovo che il recente lavoro che abbiamo condiviso nel fine settimana del 12 e 13 ottobre, “Il Residenziale”, agevolato dalla presenza dei due coach, sia andato a lavorare a livello inconscio sui nostri valori e desideri ed è lì che sorprendentemente, come per incanto, abbiamo trovato e ritrovato un’unione profonda, una coesione e connessione difficile da comprendere sul piano razionale, vista l’incredibile varietà umana che contraddistingue la nostra comunità. D’altra parte le ragioni del nostro incontro possono a mio avviso essere analizzate solo in quanto connesse ad un inconscio collettivo”.
Roma ci accomuna certamente, Roma che per tutti noi è croce e delizia…
“direi che Roma sia una maledizione. Giri, viaggi molto, moltissimo, eppure in conclusione senti che non puoi vivere in nessun altro posto al mondo, per la sua Storia, la sua Bellezza, i suoi tanti archetipi, pensa che Jung si è sentito più volte male nei suoi tentativi di viaggio verso Roma, avvertiva la forza dei tanti archetipi che sono presenti in Roma. E noi volontari ci misuriamo verso Roma con gioia e dolore, ci battiamo e sbattiamo per preservare la sua Bellezza”
Te, ancora più meritevole perché sei Padre di ben quattro figli!
“i miei figli ora sono per lo più cresciuti, pensa che comunque, Roman, il maggiore, che ha compiuto 27 anni il 10 novembre 2023, data delle elezioni del Direttivo Retake, ancora non mi perdona di non aver condiviso con lui i festeggiamenti per il suo compleanno, avendo preferito l’Assemblea elettiva di Retake! Ho dei ragazzi splendidi, ne sono molto orgoglioso e mi ripagano del grandissimo impegno che ho avuto come Padre e Mammo, perché tra me e mia moglie la genitorialità prodigata verso di loro è stata paritaria, visto che siano genitori adottivi. I miei primi figli infatti sono tre fratelli adottati, l’iter che Silvia ed io abbiamo dovuto seguire per ottenerli in adozione è stato molto lungo e tortuoso. Ci ha decisamente remato contro la burocrazia, non era sufficiente che fossimo stati ritenuti idonei, non ci era consentito poterne adottare tre, a meno ché non avessimo iniziato una fase di familiarizzazione con loro, come ci fu suggerito da un Giudice a latere dell’Aula del Tribunale in sede di appello alla sentenza del Tribunale dei Minori.
Noi non ci siamo dati per vinti e siamo stati tre mesi in Russia, facendo i volontari per l’associazione che ci stava seguendo nel percorso adottivo; ogni giorno abbiamo fatto la spola tra Mosca, dove alloggiavamo, e Tula, la cittadina distante 250 km a sud dove era l’orfanotrofio dei bambini. All’epoca i bambini avevano, Roman quattro anni, Natalia tre e Giorgio diciassette mesi, a Giorgio lo abbiamo chiamato come mio Padre perché era il solo che non si fosse sentito ancora chiamare per nome. Poi dopo è arrivata come un dono Lucrezia, la nostra figlia biologica. I miei figli hanno tutti e tre il tatuaggio della data in cui sono usciti dall’orfanotrofio il XXII.XII.MM, è stato il momento della loro seconda nascita”
mi sembra che questo tema della rinascita ricorra nella tua vita e nelle tue scelte
“io desidero che le Persone fioriscano, che si diffonda un senso di benessere di armonia e dignità sociale. A seguito dell’Enciclica Laudato Sì, ho conseguito il JDEI – Joint Diploma in ecologia integrale che viene rilasciato da dodici Università Pontificie romane, la mia tesi è incentrata sui “Patti di collaborazione, come strumenti che consentono di aggregare più realtà sociali”
Circa dieci anni fa ho conosciuto Gregorio Arena, fondatore di Labsus – Laboratorio per la Sussidiarietà-, era venuto a tenere una lezione sull’Amministrazione condivisa al Liceo De Sanctis; io ho scelto di impegnarmi per dieci anni in tutti gli Istituti scolastici dei miei figli, ho fondato i Comitati Genitori, creando lo statuto. Il Comitato Genitori è un capitale umano da poter utilizzare a beneficio della scuola. Ho trascorso più tempo ad impegnarmi nella Scuola di quanto ce ne abbiano passati I miei figli! Se penso razionalmente alla enorme fatica di quegli anni come genitore non lo rifarei, se non fosse per la gioia che abbiamo dato ai ragazzi, per noi è stata una benevola follia”

nella benevola follia che dici vedo una certa connessione con noi retaker!
“tra noi c’è continua osmosi tra parte irrazionale e razionalità, passionalità, speranza nel cambiamento, i due lati del cervello, razionale ed artistico creativo, sono sempre in connessione ”
in Te colgo la traduzione concreta delle tre virtù teologali, Fede, Speranza e Carità
“questo è vero, io appartengo ad una generazione unica, che ha vissuto le utopie e tanti cambiamenti profondi, quello da un secolo ad un altro e quello del millennio, il boom economico, dalla TV in bianco e nero a quella a colori, il ‘68, il ‘72, la rivoluzione studentesca, l’omicidio Moro e l’elaborazione del lutto, le Brigate rosse e nere, la rivoluzione cibernetica, digitale, il passaggio dal telefonarsi con la sacchetta di gettoni alla tessera telefonica, i cellulari, l’ascolto della musica dal vinile ai CD, alla musica nel telefono, tutto si è trasformato, abbiamo vissuto una rivoluzione tecnologica, di contatti, di relazioni, un incremento della velocità nel vivere e nella diffusione delle informazioni. Tutto questo credo abbia determinato una resilienza generazionale, abbiamo vissuto una rivoluzione e siamo capaci di stare nel cambiamento”
come pensi potremmo creare un link più stretto con le fasce giovanili?
“al di là del loro interesse ambientale, e la voglia fisiologica di cambiamento, credo siano attratti dalla concretezza della nostra proposta, dovremmo maggiormente enfatizzarla, aggiungendo contenuti di formazione teorico-pratica, creando un patto generazionale di mutuo scambio di saperi”
la concretezza ha presa su tutti i retaker, di fatto ogni retaker è sopra ogni cosa una persona concreta
“io stesso ho avuto bisogno di sperimentarla venendo da un mondo di associazionismo, pre politico, dove ho partecipato ed organizzato tanti convegni, ma notavo che si concretizzava poco, un risultato grande lo abbiamo conseguito, siamo riusciti a fare approvare la legge sulle malattie rare, anche se ancora mancano dei decreti attuativi. Dentro Retake la percezione del cambiamento ad un primo livello è tangibile, i nostri prima e dopo sono molto connotanti. Di Retake mi piace anche il grado di libertà che concede, io amo la libertà, questa è la ragione per cui amo così tanto il mare”
a che genere di libertà ti riferisci?
“quella creativa, artistica direi, perché da noi l’espressione di un’idea non può prescindere da una qualche competenza tecnica. Questo lo vedo in assoluto, non riesco a vedere separato il connubio di cura e cultura. E sotto il profilo della mia incessante curiosità intellettuale grazie a Retake sto conoscendo parti di Roma che non avevo mai visto!”
noi ci riappropriamo dei luoghi, li rigeneriamo e li restituiamo alla Collettività
“Retake mi rimanda alla teoria dei siti e dei luoghi, i primi sono coordinate geografiche, per luoghi si intendono siti nei quali si sia fatta esperienza e si siano provate delle emozioni. A me sembra che noi abbiamo una forza poetica di trasformazione, attingiamo alla forza trasformatrice della Bellezza”
è la stessa spinta che hai avuto anche Te nell’aderire a Retake?
“è stata Paola Carra a chiedermi di entrare a far parte del Direttivo, ci eravamo conosciuti nel 2022 in un corso Labsus sui Patti di collaborazione, io ho accettato per quella che chiamo la carità intellettuale, quello che ho appreso e distillato negli anni lo voglio offrire a beneficio di altri”
verso quale attività hai scelto di dare prioritariamente il tuo contributo?
“in ragione della mia formazione nell’ambito dell’organizzazione, penso si debba urgentemente sistematizzare e schematizzare per conoscere gestire ed efficientare un impianto attuale sostanzialmente caotico”
Retake ha una peculiarità unica, identitaria, si occupa fattivamente di un contesto materiale urbano
“è fuor di dubbio, un aspetto ulteriore che mi affascina è la parte immateriale di cui si occupa, il senso civico, la Bellezza, la solidarietà, la fratellanza, il senso di famiglia”
tante volte ci siamo detti che ci sembra di essere componenti di una grande Famiglia
“penso che lo siamo in particolare modo nell’ambito del progetto RetakeRoma per una Comunità Solidale, lì il nostro impegno assume un valore sociale, eminentemente etico, grazie a quel progetto si offre l’accoglienza di una famiglia, la speranza, il senso di una rinascita”

in senso lato in cosa rintracci la valenza formativa di Retake?
“molte delle nostre azioni passano dalla disciplina, la nostra disciplina nel fare porta un miglioramento e restituisce fiducia in se stessi e senso di appartenenza ad una Comunità.
Il senso di responsabilità nell’operare e interagire con “un bene comune” quale esso sia, proprio perché è di tutti, devi essere ancora più attento e rispettoso. In un’ultima analisi nella realtà noi siamo cittadini eccezionali perché siamo cittadini normali, così come ogni Cittadino dovrebbe essere”
andiamo ancora una volta avanti e indietro nella tua intensa vita… Il mare ti ha dato tanto
“potrei dire che grazie al mare ho incontrato mia Moglie Silvia: ero di ritorno da una campagna di ricerca svolta a Malta, promossa dal DAN Europe (Diver Allert Network), una rete internazionale che si occupa di Sicurezza dei subacquei nel mondo, portando avanti programmi di prevenzione e formazione; con il nostro, mio e di altri tre amici, circolo di immersione ATLANTIDE DIVING CLUB, ho organizzato una cena alla quale hanno preso parte 150 persone, tra queste Silvia, seduta accanto ad uno degli schermi sui quali venivano proiettate delle diapositive, rimase colpitissima perché in una riconobbe un suo Professore universitario con cui stava studiando per la specializzazione; Silvia arrivò lì attraverso un mio compagno di università, allora fidanzato con sua sorella gemella, fu una di quelle circostanze che ti svoltano la vita, un anno dopo, il 27 marzo del 1996, ci siamo sposati, sei anni dopo siamo diventati genitori adottivi. Intanto, nel 1999, avevo cambiato lavoro passando alla Banca FINNAT dove sono rimasto per altri 21 anni, fino all’agosto del 2021, quando sono andato in pensione”
e il post pensione ti ha dato maggiore respiro di tempo, anche se non mi sembra tu abbia vissuto di solo casa e lavoro!”
“considera che solo in ambito subacqueo, dopo aver fondato con alcuni amici il circolo Atlantide Dining Club, ho brevettato come istruttore circa 1000 delle 1500 persone iscritte al circolo, ho viaggiato in tutto il mondo e fatto 5000 immersioni, quella è un’attività che mi ha visto impegnato dal 1987 al 1995. La spinta che mi ha portato verso Retake è legata al mio conseguimento del Joint Diploma, dopo la Laudato Sì, l’esortazione papale era verso l’agire, anche io ho sentito l’urgenza di passare dalla contemplazione all’azione ed ero in cerca di proposte concrete che agissero con coerenza l’Enciclica di Papa Francesco. Sono diventato Admin del gruppo Giustiniana mentre stavo scrivendo la tesi per il diploma, questa esperienza mi ha indotto a cambiare l’iniziale oggetto della tesi che originariamente doveva indagare su un diverso paradigma economico, ripensato in termini generativi, invece di avere come scopo solo il profitto. Il modello economico generativo parte dalla “mostrazione” – Io sono vivo e non mi sono fatto da me – inserita nella teoria e negli studi di Tommaso De Maria, teologo, filosofo salesiano, da lui ho tratto il valore delle azioni generatrici che sono avulse dal mero motore economico, e si collocano al suo opposto”
puoi farmi un esempio di iniziative animate da questo anelito generativo?
“penso alle comunità energetiche, mi viene in mente l’agrivoltaico realizzato da alcune aziende pugliesi, l’imprenditore Nicola Mele, applicando i principi della filosofia di De Maria, ha realizzato un progetto di energia pulita rinnovabile che sia anche generativa; sotto ed insieme ai molti pannelli fotovoltaici continua l’attività agricola e pastorizia, invece di rinunciare all’agricoltura per la produzione esclusiva di energia pulita”

perché Retake può essere definita generativa?
“Retake applica nella cura, nell’amore della Bellezza, nella cultura, l’azione collettiva per rendere migliori le città. La nostra attività genera connessioni tra le persone e rinsalda le comunità unendo persone differenti per raggiugere uno scopo comune. D’altra parte, come scritto nella LaudatoSì , non ci possiamo salvare da soli”
insomma dai tuoi profondi convincimenti morali il cerchio si stringe verso Retake: raccontaci la cronaca dei fatti più recenti
“a febbraio 2023 organizzai un corso sui Patti di collaborazione presso il CE.S.PO.E, Centro Studi Popolari Europei, con LABSUS , il Movimento Laudato Sì e il gruppo Aurelio in comune del XIII Municipio, nella realtà ero alla ricerca di una verifica operativa dei presupposti che avevo indicato nella mia tesi di Joint Diploma,- con lo strumento dei Patti di Collaborazione è possibile far interagire e creare sinergie tra “entità” culturali differenti; tuttora sono convinto della bontà di unire gli intenti del Movimento Laudato Sì con Retake solidale”
le tue scelte sono sempre guidate dalla logica?
“per lo più, anche se penso di seguire maggiormente un filo spirituale che si lega ad una sorta di armonia eterea, la cogli quando percepisci il senso del “tutto a posto” “quella cosa va bene” e potresti anche trovare una verifica a livello scientifico analitico che la confermi. In realtà penso che si tratti di un talento, quello che ti dà la capacità di percepire un insieme armonico”
non mi sembra tu possa fermarti alla sola percezione
“parto da quella e poi ho bisogno di arrivare ad una pianificazione tecnica”
nel tempo ho apprezzato la componente intellettuale che sempre metti a fattore comune, non pensi anche Te che Retake dovrebbe sempre più diventare oggetto di esame sociologico?
“ho una grande interesse verso collaborazioni con le Università, deve accrescersi la nostra consapevolezza delle forze che stiamo mettendo in campo. Di fatto Retake mette a terra costruzioni teoriche e filosofiche complesse che diventano agite. Siamo una realtà complessa ed articolata che va sempre più studiata, un fenomeno sociale che penso non abbia eguali”
anche io penso che dovremmo fare sponda in ambito accademico, bisognerà investire anche in quella direzione
“nell’immediato io penso che bisogna fermarsi, scrivere un piano di volo e navigarlo. Nella PADI si insegna: Plane your dive, dive your plane (pianifica la tua immersione, immergiti nel tuo piano n.d.r) Disegnare un piano e poi seguirlo. Siamo un’incredibile esperienza emotiva, sociale ed umana che deve trovare un proprio indirizzo univoco”




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