Simone, ho di Te il ricordo di un retaker appassionato e molto impegnato e quello che mi colpisce particolarmente è che sei riuscito a rimanere in stretto contatto con noi anche nel corso della tua lunga permanenza ad Edimburgo!

“in effetti io sono stato lontano da Roma circa cinque anni, sono partito per il mio Dottorato di ricerca a settembre 2016, ma non ho mai smesso di leggere quanto si muoveva dentro Retake e di dire la mia di tanto in tanto. Ci ho molto creduto e continuo a crederci, nel frattempo vi dico che siete cresciuti davvero molto!”

come ha preso l’avvio questa avventura civica collettiva alla quale continui ad essere così legato?

“seguivo Retake da circa un annetto, direi dal 2013 e mi sono deciso ad avvicinarmi quando fu organizzata “La notte sbianca” nel settembre del 2014, Retake non si era ancora costituita come associazione, c’era tanta euforia, io stesso appena arrivato alla Piramide mi sono ritrovato con un raschietto ed un pennello in mano, mi sono sentito felice come un bambino! Dopo dieci minuti avevo la sensazione di conoscere tutti da sempre.”

possibile spiegare ad un profano questa complicità così immediata?!

“secondo me è dovuta al fatto che ci si riconosce tra simili, molti cittadini soffrono come me – sì perché io per le condizioni di Roma provavo e provo proprio dolore – e allora è molto bello constatare di poter uscire da quella solitudine interiore e condividere la sofferenza reagendo fattivamente. Eravamo addoloratissimi e felicissimi nello stesso tempo! In più in queste circostanze gioca molto la propensione amichevole, in questo senso è come se si bruciassero le barriere relazionali, a me non è mai capitato di vivere qualcosa di simile”

in che modo hai conosciuto Retake?

“non riesco a ricordare come io sia diventato cosciente del disastro in cui versava Roma, seguivo ancora distrattamente la pagina fb di Roma fa schifo e ogni tanto venivano postate le iniziative di Retake, all’epoca non eravamo ancora molto conosciuti, adesso i termini della questione si sono rovesciati. Ad un certo punto mi sono incuriosito e ho deciso di andare a vedere di persona cosa accadesse durante un Retake. Dopo quel primo evento mi sono reso conto che era possibile tramutare rabbia e dolore in soluzioni concrete. Con le mani si poteva fare qualcosa di pratico, andando al di là di sterili like su una pagina. Di fatto i social consentono di organizzarsi, poi bisogna uscirne. Retake indica che la strada è quella collettiva, eppure Rebecca è partita da sola, io le riconosco un grandissimo merito, ha avuto una visione, Rebecca è il nostro mentore, prima del suo esempio a nessuno è mai venuto in mente che è possibile per il cittadino attivarsi, io stesso soffrivo eppure perché non mi sono attivato prima per mio conto? Di fatto si riesce ad agire solo in senso comunitario. Quello che ha fatto Rebecca è stato trasformare un concetto se vogliamo banale in una rivoluzione, Rebecca per me ha fatto proselitismo un po’ come lo ha fatto San Francesco!”

immagino che quell’impatto così positivo del tuo primo Retake ti abbia subito attivato

“io abito da sempre a Garbatella e così ho presto conosciuto gli admin Pasqua e Gianni, ero davvero preso e nel giro di poco tempo sono diventato a mia volta Admin”

di fatto la tua adesione operativa si è svolta nell’arco di due anni, eppure sei stato molto attivo

“sono stati due anni molto vitali, ho seguito davvero tanti Retake e non solo a Garbatella, in seguito sono divenuto anche Admin di Trastevere e Ostiense. A Garbatella mi sono dedicato in particolar modo proprio alla metro: con altri quattro amici retaker (Stef, Marco, Max, Marco) abbiamo creato un gruppo WhatsApp che mi sembra si chiamasse “i Super Eroi”. Ci siamo messi in testa di presidiare quella stazione dagli attacchi vandalici e siamo intervenuti tempestivamente almeno una quarantina di volte. Io avevo adibito il terrazzo della casa dei miei a magazzino di attrezzi e vernici. Sono una persona piuttosto ordinata, in un armadietto ho sistemato ogni cosa per tipologia, volevo che tutto fosse a portata, i nostri interventi erano veri e propri blitz, volevamo essere più veloci dei writers. Ci siamo trasformati in sentinelle, puntavamo a garantire la manutenzione ordinaria di quel posto, non intendevamo mollare, il nostro obiettivo era quello di far cadere le braccia ai writers e per un po’ ci siamo riusciti, poi, una volta smesso, gli attacchi sono ripresi… lo dico perché ho seguito i vostri interventi successivi”

quella metro, così come altre, subisce oltraggi periodici

“è stato attaccato anche il murale che 999 Contemporary, in collaborazione con l’artista statunitense Gaia e Atac, aveva fatto realizzare sulla facciata, era dedicato ai migranti morti in mare e anche sul muretto dell’anfiteatro c’erano un quattro/cinque murales più piccoli che sono stati completamente taggati, ci è dispiaciuto ricoprirli di vernice ma erano ormai già resi invisibili”

in quegli anni avete vinto un riconoscimento da parte di Retake

“durante la festa di Natale del 2015 presso l’Habitart Hotel sono stati assegnati dei premi ai progetti più brillanti realizzati nel corso dell’anno, la categoria nella quale vinse il nostro era quella del “massimo risultato con il minimo sforzo”

avete fatto scuola!

“di fatto avevamo notato che a Piazza Biffi in corrispondenza di un PUP c’era un’area pedonale con un ascensore verde tutto taggato. Ci siamo procurati del quarzo bianco e del colorante verde, solo che al momento di mischiarli abbiamo sbagliato i quantitativi, avevamo troppo poco colorante in tanto quarzo bianco e siamo dovuti correre ai ripari! Gianni si è rivolto ad un ferramenta lì vicino che ci ha regalato dello smalto del colore adatto, noi abbiamo comprato altre latte e abbiamo rifatto gli esterni dell’ascensore, alla fine il cambiamento è stato impressionante”

ha avuto un po’ di tenuta?

“anche lì ci eravamo organizzati con lo smalto e siamo intervenuti più volte a coprire le tag, adesso ogni volta che ci passo e vedo come è ridotto quell’ascensore mi prudono le mani…”

questi che stai raccontando sono esempi meritori di manutenzione ordinaria, in quegli anni avete animato anche grossi Retake

“spettacolare quello alla metro San Paolo, lì ci prendemmo cura anche di Via Gaspare Gozzi, eravamo con il Municipio e molte altre associazioni dell’ottavo municipio per un grande evento di rigenerazione urbana chiamato “sOTTOsopra”. Un altro grosso fu al Parco Caduti del Mare a Garbatella. A San Paolo ci siamo mossi anche nel coinvolgere alcuni negozianti di Via Chiabrera che ci davano ascolto, alcuni hanno continuato a mantenere in ordine le loro pertinenze. Ci siamo anche presi cura della Scalinata di Carlotta, fu un evento molto bello e partecipato. Questa buona semina aveva suscitato l’interesse di molti cittadini, ricevevamo messaggi di persone propositive. Poi per me è arrivato il momento di partire, ma Pasqua e Gianni hanno portato avanti tante altre attività”

che Dottorato hai conseguito?

“in Sismologia, io sono laureato in Geologia. Quelli a Edimburgo sono stati per me anni molto belli, lì ho vissuto bene, sono partito convintamente, mi si è aperta una opportunità stimolante. Il solo rammarico nell’andarmene erano gli amici e Retake. Io provo affetto per Retake, non conosco nessun’altra associazione che porti avanti alcune delle mie idee come Retake fa con questa forza, per questo ho continuato a tifare, perché le cose andassero per il meglio. Io vivo un grande senso di appartenenza”

hai fatto a tempo a partecipare all’eventone del Wake up del marzo 2016?!

“certo, ero tra i capo squadra a Piazza Vittorio. In quegli anni sono stato davvero in prima linea, ti accennavo anche al mio impegno a Trastevere ed Ostiense, più Trastevere direi, ad Ostiense abbiamo stentato tantissimo. Il vero sforzo lo abbiamo orientato a Trastevere. Siamo stati contattati dall’Università americana John Cabot, erano con me e Antonietta tanti studenti che facevano parte dell’associazione universitaria JCU Grassroots, abbiamo lavorato con loro nella zona di Porta Settimiana. Poi è stata la volta di API Study Abroad, un’associazione che tramite il volontariato si occupa di integrare studenti stranieri che studiano in Italia e hanno scelto di farlo con noi, ci contattarono via email. Fu un Retake molto grande con decine di studenti che ci permise di addentrarci ben oltre Piazza Trilussa, avevamo tanti capisquadra, lo organizzammo Antonietta, Virginia ed io. Vennero anche retakers da altri gruppi, Trastevere è un quartiere di tutti i romani”

poco prima della pandemia ti ho rincontrato a sorpresa in un Retake serale al Centro storico!

“quando torno a Roma non vedo l’ora di partecipare, per ora sono diviso tra Roma e altre città, ma prima o poi riprenderò le fila. Al Centro storico ero già andato così come all’Eur, Tormarancia, Montagnola, Campo de’ Fiori, Aventino, Marconi, Flaminio, non credo nella territorialità dei nostri interventi, per me non devono avere confini, non deve esserci un luogo che diventi per noi esclusivo. Questi nostri incontri sono un mix di dovere e piacere, quando decidevo di muovermi fuori dal mio quartiere lo facevo anche per rincontrare persone che mi piacevano. Gli anni che ho vissuto sono stati pieni di entusiasmo, andavamo avanti autotassandoci, poi arrivavano piccole donazioni che sistemavamo in delle bustine e ogni tanto facevamo dei post sul gruppo per dar conto di come avessimo impiegato i soldi ricevuti. A me è piaciuta questa forza “povera” nel gestirci, mi dava l’idea di semplicità ed artigianalità. Adesso so che troverò tutt’altro scenario e voglio esserci”