Storie di Retaker: Fabiana Capuzzi

Fabiana, so molto poco di Te, quale è la tua formazione?
“sono una Psicologa e Counselor a mediazione artistica, cioè sono specializzata nell’uso dei mediatori artistici come strumenti nella relazione d’aiuto, ad esempio la mediazione teatrale può essere un ottimo mezzo per studiare la comunicazione interpersonale. A proposito di comunicazione, ho fatto parte di un gruppo che studiava regolarmente la Comunicazione Non Violenta”

immagino tu ti riferisca alla CNV di Rosenberg. Pensa che solo qualche giorno fa pensavo che potrebbe essere efficace lavorare tra noi proprio attraverso la teatralizzazione per osservare in che modo trasferiamo Retake all’esterno e come potremmo affinare la nostra comunicazione per renderla univoca, pur nel rispetto degli stili comunicativi personali, ti piacerebbe seguirci in questo senso?
“molto, amo il mio lavoro e ho verificato quanto possa essere di supporto in contesti vari. Mi sono laureata nella Facoltà di Psicologia della Sapienza come Psicologa Clinica e di Comunità, erano anni molto belli, con Professori molto cari e preparati, ho avuto il privilegio di conoscere Aldo Carotenuto e tanti altri docenti storici. Dopo tanti anni ho seguito il triennio della scuola Nuove Artiterapie, il Direttore è Oliviero Rossi, coadiuvato da Annamaria Acocella, docenti stupendi, ho potuto seguire una formazione esperenziale che è andata oltre quella nozionista dell’Università, lavoravamo in gruppo, ci siamo messi in gioco in tutto e per tutto. Lì ho imparato il fare. Questo aspetto si intreccia con Retake. Sin dai primi colloqui avuti in Retake sono rimasta affascinata dalla filosofia di Retake che si concilia con quella della mia scuola di formazione, perchè la Gestalt, alla base dell’indirizzo da me seguito, mira a responsabilizzare il cliente/paziente, è uno dei punti cardine”

e Retake fa lo stesso, invita i cittadini ad assumersi le proprie responsabilità rispetto alla propria Città e li rende Cittadini. Cosa ti ha spinto ad impegnarti?
“l’amore per il Parco degli Acquedotti che frequentavo ogni giorno per camminare e correre e, ogni volta che andavo, vedevo volontari al lavoro”

da quanti anni vivi in quella zona?
“sono cinque, per anni quel Parco era solo un nome per me, lavoravo tutta la settimana, sabato compreso, la domenica la riservavo al riposo. Poi una volta che mi sono liberata il sabato ho avvicinato Ivano, un volontario storico, e gli ho chiesto come funzionasse la loro attività. Li vedevo laboriosi, umili, il Parco si estende per oltre 200 ettari, l’impegno è enorme. Mi è stato suggerito di seguire il gruppo su FB e che avrei potuto partecipare ogni volta che avessi voluto”

Storie di Retaker: Fabiana Capuzzi

cosa pensi di questa nostra modalità di adesione così semplice, libera, amichevole, senza filtri?
“ottima impressione, anche se credo che la nostra comunicazione vada migliorata, le persone hanno la necessità di contattare i volontari per capire come poter realmente aderire, un video, ad esempio, sarebbe immediato. L’approccio visivo si imprime meglio nella memoria. Mi sono organizzata in questo senso per comunicare al meglio la nostra programmazione di attività settimanale con un calendario, noi siamo molto attivi, ci sono eventi tutti i giorni, in alcuni sono persino due, offrire un calendario eventi è molto importante e stiamo studiando dei video che possano risultare veloci e sintetici. Il mio apporto si ferma ad un certo stadio, uso Canva per la grafica, ma ho un approccio di livello amatoriale. Eppure va tenuto conto che le persone non hanno il tempo di leggere, la comunicazione deve colpire, va pensato come poter fare centro, le persone, i giovani soprattutto, scrollano, non ce lo nascondiamo”

mi è più volte capitato di sentire parlare di voi genericamente come i “volontari del Parco degli Acquedotti”, con Retake che rimaneva solo sullo sfondo
“Cristiano Tancredi, che è stato a lungo il capopopolo del gruppo, da lui egregiamente coordinato, era legato al Parco da un amore viscerale, lo aveva personificato, lo ha tenuto da conto come fosse stato una Persona. Nel fare questo ha considerato l’opportunità di non mettere Retake in prima fila, lui doveva interfacciarsi con un gran numero di realtà associative altrettanto impegnate nel Parco e con un vecchio gruppo di volontari che non portava il nome di Retake e neppure ne conosceva la realtà. Siamo però arrivati a stipulare un Patto di Collaborazione con l’Ente Parco e ora lavoriamo ad un rinnovo più ampio perché abbiamo coinvolto Dipartimento Ambiente e Municipio e il nome di Retake è conosciuto e apprezzato”

cerchi di farmi meglio comprendere la specificità della dimensione del Parco?
“il Parco è un posto diverso da un quartiere. Conosciamo tutte le piante che stanno là, sopra e sotto la terra, tra noi e il Parco il legame è viscerale. Lo zappiamo, lo rastrelliamo, lo puliamo, ne curiamo le piante, non si finisce mai di conoscerlo. È una relazione profonda”

mi colpisce quanto senti di appartenere al Parco. Dove vivevi prima di trasferirti nelle sue vicinanze?
“ho girato in più zone di Roma, Torre Spaccata/Torre Maura, sono stata al Pigneto per dodici anni, a Piazza Bologna, a San Lorenzo per un anno, quando frequentavo l’Università”

da dove vieni Fabiana?
“sono abruzzese, il mio paese, Guardiagrele, sta in provincia di Chieti ai piedi della Maiella, ho avuto il privilegio di vivere in campagna, mia Nonna tra le tante era anche una contadina”

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che hai provato nel trasferirti a Roma? Disagio, choc, fascinazione?
“quando avevo 18/19 anni, la mia realtà mi stava stretta, pensavo fosse una sfiga stare là. Avevo avuto occasione di conoscere Roma attraverso il mio fidanzato di allora e mi sono innamorata della metropoli, ne sono rimasta folgorata. Nel tempo, quando ho meglio conosciuto la Città, ho riscoperto da dove venivo, la preziosità di stare ai piedi della Maiella. Ho sempre nostalgia di quei luoghi”

cosa ti ha portato a scegliere di occuparti di Psicologia?
“sono sempre stata una persona sensibile, attenta agli altri. Ho anche un po’ l’anima dell’avvocato, amo la giustizia, lotto per le cose giuste. Mi ricordo che nell’ultimo anno di Liceo, quando ci si inizia a rendere conto di quello che si sta diventando, di quanto si è cresciuti e si avverte l’odore del futuro, mi accorgevo di essere sempre vicina agli altri, che sapevo ascoltare, sapevo capire, ho avuto amicizie intense, sono arrivata a Roma insieme alla mia compagna di banco. Durante gli anni scolastici sono stata la rappresentante di classe. Sai che penso? È un peccato che io non sia venuta al recente Residenziale Retake, avrei criticato, rotto le scatole, messo in difficoltà persino i coach!”

quali le tue perplessità?
“te le spiego via via che ti racconto la mia esperienza come volontaria. La mole di lavoro alle volte è enorme, parlo per esempio di tutto quello che io seguo a livello di Comunicazione, a volte mi sento davvero sovraccaricata e mi dico che tutto questo è assimilabile ad un lavoro che dovrebbe essere retribuito. Una volta che Cristiano ha dovuto lasciare il gruppo per la presidenza, di fatto il solo operativo rimasto era Marco Ciaraldi. Abbiamo dovuto far i conti con un cambiamento importante e, seppur Cristiano sia stato sempre disponibile a dar una mano e a gestire il passaggio nel migliore dei modi, la sua assenza ha pesato sul nuovo gruppo di Admin e sulla nuova gestione anche dei rapporti con le Istituzioni coinvolte intorno al Parco. Personalmente poi a livello di attivismo non potevo fare molto, nell’aprile del 2022 sono rimasta incinta, a dicembre 2022 è nata Dunia”

che bel nome, perché l’avete chiamata così?
“vuol dire “mondo/ terra”, è un nome arabo, mio marito è di origini marocchine, è un nome che ho scelto io perché è legato alla Giornata della Terra, proprio quel giorno ho fatto un’ecografia e dopo una precedente in cui un medico molto brutale ci disse: “io non sento niente”, abbiamo visto il suo cuore battere”

una grandissima emozione!
“è molto emozionante come l’incontro di due mondi ne crei uno unico. Per me Dunia è il nome ideale visto il concatenarsi degli eventi, Cristiano è stato una delle primissime persone alle quali ho confessato di essere incinta, ne ha molto gioito”

Storie di Retaker: Fabiana Capuzzi

hai già vissuto esperienze di tale familiarità?
“sì, anche in altri contesti, come ad esempio il gruppo di Arteterapia in formazione, dove avevamo raggiunto per forza di cose un alto livello di intimità, ma in Retake non me lo aspettavo.”

ti sei dedicata ad altre attività come volontaria?
“mi sono impegnata nella Banca del Tempo, seguivamo i ragazzi delle Medie nei compiti, avevamo anche programmi a sostegno degli anziani. Retake dovrebbe avere una Direzione per la raccolta fondi. Penso al mio caso personale, ho sviluppato delle competenze, anche nel campo della Comunicazione, ho messo a punto come meglio sviluppare un’email, so correggere le bozze, curo la grafica, Retake dovrebbe arrivare al punto di generare lavoro”

quando Te ed io ci siamo sentite per concordare questa intervista mi hai anticipato che la tua storia come retaker è “particolare”
“seguivo Retake da un po’ su FB, mi colpì un post di Cristiano sull’allarme siringhe e io sono subito intervenuta perché quel periodo avevo dei rapporti stretti con Villa Maraini”

come mai eri in rapporto con Villa Maraini?
“ho tenuto un gruppo di circa 15/20 ragazzi tossicodipendenti, li ho coinvolti in un laboratorio di fotografia terapeutica, erano incontri introspettivi, si lavorava sulla creatività, il fine era attivare la loro crescita interiore, li ho invitati a lavorare con lo strumento della fotografia e lo ho stimolati a conoscere la fotografia. Abbiamo lavorato insieme per un anno e mezzo. Io mi sono trovata benissimo in quell’ambiente, alcuni ragazzi stavano sotto metadone, altri erano stati in carcere. Forse scriverò un libro su questa esperienza”

hai dato il tuo contributo ad un’offerta di inclusività, in buona parte è anche quello che siamo capaci di fare anche noi
“certo non conosco il progetto nel dettaglio, ma penso che Retakeroma Comunità solidale per il Sociale sappia fare bene questo”

e come è andata a finire con la presenza delle siringhe al Parco denunciata da Cristiano?
“mi sono offerta di fare da ponte verso Villa Maraini, sapevo che loro seguono la raccolta delle siringhe, Cristiano è andato a Tor Bella Monaca e si è fatto consegnare un set per la raccolta dagli operatori di Villa Maraini. L’idea è poi arrivata nel Settimo Municipio che si è adoperato, si è attivato in questo senso il Presidente Laddaga, magari ci aveva già pensato, ma penso che noi abbiamo rappresentato una propulsione ad agire. Sono iniziative collaterali importanti perché a Villa Maraini non interessa tanto la raccolta delle siringhe, punta piuttosto ad interfacciarsi con i tossicodipendenti”

Storie di Retaker: Fabiana Capuzzi

pensi che in qualche misura Retake sia arrivata a coamministrare i territori?
“siamo certamente dei propulsori. Rispetto alla nostra iniziativa specifica venne organizzato un grande evento con i Settimo Biciclettari, lungo l’asse degli Acquedotti che va da Ciampino lungo l’ideale pista ciclopedonale fino a Tor Fiscale e oltre, passando per porzioni di territorio che assomigliano a giungle, un vero delirio, nel tratto che passa sotto il Ponte del Quadraro, abbiamo trovato una montagna di siringhe, solo io ne avrò raccolte un centinaio, erano coperte da foglie, rami, spazzatura, io e altri abbiamo gestito quel mondo di siringhe con tutte le precauzioni”

il nostro impegno Retake ci mette concretamente in contatto con il disagio sociale
“lo tocchiamo anche quando vengono vandalizzate le cose, le zone che abbiamo riqualificato, sono attacchi mirati”

che pensi in merito all’esigenza che ci debba essere maggiore controllo del territorio sollevata da molti?
“a me ideologicamente non piace, eppure penso che non ci sia altra soluzione. Proprio ieri hanno rotto un’asta del nostro punto informativo, quando è così ti viene da pensare “se ci fossero state le telecamere…””

le telecamere ti sembrano misure sufficienti?
“il problema è talmente serio che va affrontato con una somma di misure risolutive. Il 9 novembre organizzeremo un grosso evento che vedrà la sinergia di associazioni locali, si sta tentando di coinvolgere anche strutture cooperative ed altre associazioni, ma il rischio che si corre è che quell’evento risulti fine a se stesso. Il vandalismo si ripresenterà”

nonostante le tante criticità sociali, provi amore per il Parco e sei quindi felice di vivere lì?
“certo, il Parco è stato è sarà un luogo del cuore, anche con tutte le criticità. Lo stesso dell’esperienza Retake, che mi ha esposto indubbiamente a molte criticità, essere attivi e volontari non è sempre una passeggiata, sia per la mole di lavoro da seguire, sia perché non sempre è facile fare lavoro di gruppo, ma proprio per questo è terreno fertile di crescita, sia per una dimensione personale che organizzativa”

possibile che la tua formazione ti stia dando la forza di non chiamarti fuori?
“ne sono certa, un’altra avrebbe mollato! Comunque qualcosa di positivo si sta muovendo, avverto segnali di evoluzione, andiamo avanti e vediamo come si sviluppa. Io stessa sono in una fase trasformativa, con un punto interrogativo rispetto alla mia vita personale, sono oramai due anni che dedico tutta me stessa a Dunia, questa piccola è stata tanto tanto desiderata, io non ci speravo più e poi è arrivata, una meraviglia!”

hai ragione, proprio una meraviglia! Una curiosità, perché hai aderito con tanto entusiasmo a questa intervista?
“non mi capita così spesso che qualcuno ascolti me!”

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