Storie di Retaker: Alessandra Leoni

Ale, negli anni ho spesso pensato che a fronte della spiccata adesione e propulsione di Enrico (Malaguti n.d.r) per Retake, anche tu ci fossi, contestualmente, sia pure nelle retrovie
“Enrico c’era perché era un curioso e penso che più di altri avesse una visione rispetto a questo progetto. Io i primi anni ero del tutto assorbita dal mio percorso lavorativo, molto impegnativo, mi capitava anche di andare in trasferta e comunque avevo dei ritmi di lavoro serrati, talvolta costretta a partire per lavoro persino nei fine settimana e mi arrivava tutto il suo entusiasmo al quale io aderivo in termini di approvazione, mi piaceva vederlo assorbito dalle tante attività e felice”

di cosa ti occupi nel tuo lavoro?
“sono stata per trent’anni Responsabile dell’Ufficio Gare ed Appalti di una Cooperativa sociale che si occupa di servizi sociali e sanitari per conto di Enti pubblici e ASL, lavoriamo per disabili, anziani, minori”

hai colto una sorta di continuità e di armonia tra la tua attività lavorativa e l’ambito al quale si interessa Retake?
“in qualche misura sì, anche Retake mette al centro la persona, ha attenzione per le persone. L’aspetto che più mi ha colpito dopo la morte di Enrico, è il forte senso di comunità che traspare. E il tanto lavoro che c’è dietro, svolto da persone che davvero amano questa proposta. Per Enrico è stato naturale, lui ha avuto una formazione da boyscout e ha sempre praticato sport come la mountainbike, downhill, lo sci ed è stato spinto dal fatto che Retake mette in contatto con la Natura. Noi due abbiamo sempre privilegiato vacanze che ci consentissero di stare in spazi aperti, in montagna sia d’inverno che d’estate, al mare in Sardegna dove il paesaggio è incontaminato. E quindi in città, dove il degrado, l’abbandono la fa spesso da padrone provo un senso di disagio”

da quanti anni vivete a Torraccia?
“sono 29, ci siamo venuti a vivere spostandoci da due quartieri residenziali, con zone verdi, Enrico da Talenti ed io dal Nuovo Salario”

che cosa vi ha spinto a trasferirvi?

“il motivo è banale, la prima casa nella quale abbiamo vissuto era stata costruita dalla società in cui lavorava mio padre, è stato per noi un salto nel vuoto, traumatico, siamo arrivati in un cantiere, ancora privo di strade asfaltate, senza spazi verdi, senza alberi”

quindi il quartiere agli esordi mancava anche di aree verdi?
“il Verde è cresciuto dagli spazi campestri, cresceva spontaneamente, era selvaggio”

e quale è stato il calcio di avvio nel prendersi cura del Verde da Voi?
“immagina che persino il prato oramai conosciuto come il prato di Enrico, era del tutto incolto. All’epoca facevamo parte dei Volontari di Torraccia, il loro interesse era circoscritto al Verde. Era necessario contattare le persone realmente interessate ad impegnarsi e nel tempo si è avvertita la voglia di essere maggiormente strutturati ed organizzati ed è sembrato che l’aderire a Retake ci avrebbe facilitati. L’avventura è iniziata dieci anni fa, i nostri figli avevano 21 e 18 anni, per questo io non potevo trascurare il mio ruolo di madre e garantivo sempre il piatto di pasta della domenica, quel giorno per me era dedicato al cucinare, poi se mi avanzava del tempo mi univo a lavorare anche io”

un’armonica autonomia reciproca tra Enrico e Te
“abbiamo avuto un rapporto di grande rispetto per passioni ed amici, non ci dovevamo chiedere il permesso, ci sentivamo molto liberi, lui con il katesurf e la bicicletta, io non avevo davvero nulla in contrario. C’è una gag che circola tra noi volontari, in molti si ricordano della volta in cui nella nostra chat si era avviata una discussione, di quelle costruttive che condividevamo per organizzarci, e ad un certo punto io me ne uscii dicendo: “tutto bello, però Enrico porta il latte e il pane a casa.  Ogni tanto me la ritirano fuori, suscitò tanta ilarità”

Storie di Retaker: Alessandra Leoni

tanto tanto impegno. Si può arrivare a scoraggiarsi?
“specie quando durante gli eventi mi ritrovo a dover raccogliere pacchetti di sigarette e bottiglie d’acqua, questo mi fa molto arrabbiare”

negli anni ho notato che le merendine industriali che trovo per strada, oramai incivili perché la cultura alimentare ha preso piede e non dovrebbero essere più comprate ai bambini, esprimono un grado di ignoranza diffuso a tutti i livelli
“lo dici a me? Ai miei figli ho sempre preparato pane e prosciutto”

che famiglia hai avuto Ale, hai sempre vissuto a Roma?
“sono nata a Genova, ma subito dopo siamo venuti a Roma, mio Padre girava per cantieri”

e i tuoi come si sono conosciuti?
“mio Padre, emiliano, e mia Madre, ciociara, si sono incontrati perché entrambi i miei nonni lavoravano al Poligrafico di Foggia, in un rione di case costruite per i dipendenti del Poligrafico e le loro famiglie (pensa la coincidenza: anche Enrico lavorava al Poligrafico!). Anche Enrico ed io ci siamo conosciuti che eravamo giovanissimi, a 16 anni, e da lì è iniziata la nostra vita insieme. Quando persi mia Madre, a 23 anni, ho sentito quanto lui mi sia stato vicino. Certo la nostra relazione ha avuto anche qualche battuta di arresto, ma sono stati momenti, anche se critici, che ci hanno consentito di conoscerci ed apprezzarci ancora di più, abbiamo parlato moltissimo e ci siamo riscelti, rinsaldando maggiormente il nostro Amore. Credo che questo possa accadere quando si diventa più adulti e ci si confronti con autenticità in un confronto molto stretto che consenta di vedersi ed apprezzarsi per quello che si è davvero. Per questa ragione quando Enrico ha intensificato la sua attività come volontario io ho colto il suo entusiasmo e mi sono fatta contagiare. Nel tempo ho potuto anche io apprezzare quanto il tantissimo lavoro che è stato svolto dal gruppo Retake di Torraccia abbia lasciato segni tangibili, oramai da noi il riconoscimento collettivo è unanime, spesso ci sentiamo dire “Meno male che c’è Retake””

il lavoro faraonico che avete svolto ha inevitabilmente comportato tanta fatica
“non è stato un percorso semplice, le donazioni che ci sono arrivate via via e che ci hanno consentito di allestire un magazzino di attrezzi considerevole – pensa solo ad un trattorino – sono arrivate perché si è percepito un cambiamento notevole”

siete stati mai visti come un service?hai mai avvertito invidia nei vostri riguardi?
“no perché siamo molto rispettati”

secondo Te perché Retake viene rispettato?
“perché gli interventi sono concreti, quotidiani. Per questa ragione a volte mi parte l’embolo quando alcuni cittadini, nonostante tutto quello che è stato fatto e si continua a fare, avanzano pretese senza muovere un dito, ci obiettano che interveniamo sempre nelle stesse zone, che i problemi siano altri, per esempio le strade, fanno confusione rispetto al nostro raggio di azione e a quello di cui ci si possa occupare come volontari. Noi andiamo anche oltre. Ognuno sente il quartiere come casa propria e allora ci diamo anche da fare con le segnalazioni a chi di dovere. Purtroppo c’è un comune modo di pensare in cui tutto è dovuto. Molti, troppi, pensano che il fatto di pagare le tasse sia motivo per delegare tutto ad altri. Roma è una città enorme, ha grandi problemi organizzativi e questo è un dato di fatto, ma se ogni cittadino si rendesse conto che il quartiere, la città non è altro che un prolungamento della propria casa, forse vivremo in un contesto più bello. Anche il semplice fatto di non buttare oggetti a terra, gettare i rifiuti in maniera corretta, farebbe la differenza”

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a Roma è anche complesso muoversi nell’individuazione delle competenze territoriali
“anche quella è una sfida, così come lo sono i comportamenti scorretti e ripetuti dei cittadini, a volte cammino e continuo a vedere cicche, fazzoletti, impossibile non notarli per me eppure penso ci sia un’assuefazione diffusa, per molti è come se tutto questo fosse normale e normale non è”

in effetti chi si risveglia alla coscienza civica sviluppa un altro sguardo verso la propria Città, i luoghi nei quali abita e di cui usufruisce
“quello che trovo molto bello di Retake è che non si esaurisca nel semplice evento, retaker si diventa nell’anima. Quando mi trovo all’esterno del mio ufficio dove vado per fumare, vedo costantemente cicche buttate per terra e io prendo un fazzoletto e le raccolgo e sento colleghi dirmi: “perché devi farlo Te? Ci sono le donne delle pulizie che lo fanno”. Stessa cosa fuori da un bar vicino all’ufficio, c’è un muretto, le persone mangiano e bevono e buttano carte e bottiglie per terra, raccolgo e butto nei cestini tra gli occhi sgranati dei colleghi. Io allora replico che sono una retaker e orgogliosa di esserlo”

hai mai notato di aver contagiato qualcuno verso comportamenti mossi da senso civico?
“nessuno, ma mi consola sentirmi piuttosto parte di una Comunità, di persone concrete. E nel concreto, l’ho avvertito ai funerali di Enrico, quelle tante magliette blu con il logo di Retake mi hanno emozionata. In effetti il gruppo Retale Torraccia da noi è diventato importantissimo”

la morte di Enrico immagino abbia portato tra voi non poco scompiglio
“c’è stato una forte disorientamento, ci siamo sentiti tutti molto disorientati. Ma io ho comunque avvertito una forza travolgente, davvero tangibile, che mi ha fatto sentire molto accolta e tuttora la sento anche quando non li vedo. Sono persone affidabili, che mi hanno preso a cuore, persino quelle che non conosco. Questo dipende anche dal fatto che ho sempre avuto difficoltà ad associare i nomi ai visi! Avvertire questa amorevolezza mi fa bene, sento una continuità rispetto a quando c’era Enrico. Per questa ragione mi sono buttata a capo fitto dentro Retake, rappresenta per me una comfort zone che mi ha fatto anche scoprire parti di Enrico che non conoscevo, la sua empatia, la sua capacità di coinvolgere le persone. Io sento il dovere di continuare, non posso lasciare, lo devo a lui. In generale sento di dover fare tante cose, di vivere il doppio, anche per lui. Devo farlo perché lui lo farebbe. In più ho la percezione che la visione totale rispetto al quartiere sia molto cambiata, lo vedo anche nei più piccoli”

e i tuoi figli come si pongono rispetto a tutto questo impegno civico?
“i miei figli mi rendono orgogliosa. Noi abbiamo una casa in Sardegna, là la raccolta differenziata è organizzata a giorni, quando siamo in chiusura della casa è difficile da gestire, ma mio figlio non si è fatto scoraggiare e senza che io gli avessi detto niente è andato all’isola ecologica con i suoi amici e ha consegnato la plastica, la carta, quello che andava conferito. I miei figli tutto il senso del nostro impegno lo vivono, lo vedono”

i tuoi figli hanno mai partecipato a qualche evento?
“sono venuti una volta al prato di Enrico e in quell’occasione si sono presentati a sorpresa tutti gli amici di Andrea, sono stati benissimo, si sono divertiti, contentissimi e lì a dirmi “ci devi chiamare!” Per questa ragione avremmo voluto aprire un profilo Istagram del nostro gruppo, i giovani vanno maggiormente coinvolti”

Storie di Retaker: Alessandra Leoni

so che come gruppo condividete anche momenti che vanno al di là degli eventi
“ci vediamo tutti i giorni alle ore 8,00 per la colazione al bar, da Massi, il bar presso il quale gli abitanti lasciano le loro donazioni per noi. Quello è anche un momento di scambio per condividere i progetti. E poi c’è il nostro immancabile appuntamento della cena del sabato, anche durante queste cene si prendono delle decisioni”

ricordo una bella serata alla quale Enrico invitò Bruna e me, la trascorremmo in allegria alla vostra Area tecnica
“sai che due anni fa è andata a fuoco? Noi stavamo lì, eravamo a pranzo insieme, è stato uno choc generale, io ho reagito male, mi sono disperata, ero accasciata su un marciapiedi e singhiozzavo, mi sono sentita persa, anche per me quello era un riferimento”

 e Voi siete ormai un riferimento per le Istituzioni?
“abbiamo certamente determinato un circolo virtuoso. Collaboriamo tanto con il Municipio, riconoscono il nostro ruolo, ci ascoltano molto, con interesse. Di recente abbiamo presentato tre progetti. Uno interessa il Giardino BettI, è molto bello, un parchetto alberato, abbiamo richiesto che vengano ripristinati i giochi. In seconda battuta abbiamo sollevato la situazione a Piazza Ambrosini, anche lì è necessaria una recinsione che metta in protezione l’area preposta ai giochi per bambini e come terzo progetto abbiamo richiesto un’ulteriore riqualificazione vicino al murale di Enrico e il Municipio ce l’ha accordata, verrà realizzata un’area fitness, il finanziamento è certo… speriamo”

siete arrivati in una fase in cui vi siete guadagnati un certo peso nella contrattazione a livello di Municipio?
“c’è stima e rispetto per le competenze che abbiamo maturato, interesse verso quello che continuiamo a fare, penso sia difficile non riconoscercelo”

immagino che nonostante la serietà degli obiettivi da Voi raggiunti e di quelli che vi continuate a dare non manchino gag e scherzi tra Voi: vi siete dati anche dei nomignoli?!
“Vincenzo Pesce è il nostro Trivella, Gianni è il Sindaco a Brigida la chiamiamo impropriamente Gne Gne, davvero per scherzare visto che lei è un martello, molto determinata, sembra una persona dolce e tranquilla ma è una forza della natura. Ci massacra con i suoi messaggi in chat: “dobbiamo fare, dobbiamo fare!”  Enrico veniva chiamato Lillo”

Storie di Retaker: Alessandra Leoni

e perché ad Enrico è stato dato il nick name di Lillo?!
“un giorno lui fece un video per parlare di una questione seria legata alla Pinetina e poi per sdrammatizzare aprì la sua maglietta con la scritta “so’ Lillo” e appunto disse: “io so’ Lillo! Questa sua uscita è diventata talmente storica che dopo la sua morte alcuni si sono fatti una maglietta con la scritta “Io sono fratello di Lillo”.  Ah, Gianni Sprega ha sempre da ridire su tutto in effetti è un po’ Brontolo, borbottone. Però poi fa tantissimo. Lui era legatissimo ad Enrico, un’amicizia fraterna””

vivi anche in allegria e godi di tante soddisfazioni legate a Retake
“la mia più grande soddisfazione me la dà mio nipote Valentino di 11 anni”

tuo figlio è diventato Padre giovanissimo!
“Simone si è sposato a 31 anni con Luz che aveva due figli suoi e Valentino sta spesso con noi. Ultimamente durante l’evento per la Festa dell’Albero, vedendo il grande lavoro di bonifica che Bartolomeo sta facendo lungo un corso d’acqua, che abbiamo chiamato “Il Lago di Bart” ha immediatamente chiamato un suo amichetto e si sono impegnati ad aiutare Bartolomeo in questo progetto. Due anni fa quando ci sono state le elezioni d’Istituto a scuola sua, durante la campagna elettorale ha presentato un suo programma nel quale si parlava di Retake ed è stato eletto! E non è finita, ha mantenuto fede a quanto promesso e a scuola è stato organizzato poi un evento Retake, per la pulizia del giardino. Faccio o non faccio bene ad essere orgogliosa di lui?!”