Storie di Retaker: Alberto Loddo

Alberto, è stato emozionante rincontrarti in occasione della piantumazione dell’ulivo dedicato a Nino, Voi due siete stati per anni un tutt’uno…
“la perdita di Nino è stato un colpo molto duro per me, mi lascia l’amaro in bocca e me lo lascerà per sempre perché non voglio crederci, è stato improvviso, traumatico. Ci incontrammo sin dai primissimi passi di Retake, anche se io penso di avere iniziato per conto mio l’anno prima, ricordo che fosse marzo/aprile del 2014”

sei quindi entrato in contatto con il gruppo Retake della tua zona?
“sì ho preso contatti con i volontari Retake che stavano lavorando vicino casa mia”

che impressione ti hanno fatto i retaker?
“bella, anche perché io venivo da un’esperienza di volontariato durata quattro anni e mi ero fermato da poco”

con quale associazione hai precedentemente collaborato?
“ho fatto parte del progetto comunale “Nonni”, eravamo degli ausiliari del traffico scolastico, anziani andati in pensione, io il più giovane di tutti, avevo 55 anni. Tutto è nato grazie allo spunto offerto da un bambino di una scuola elementare vicino alle Mura Vaticane, decise di scrivere all’allora Sindaco Walter Veltroni segnalando la pericolosità dell’attraversamento in prossimità della sua scuola. Veltroni non ha lasciato cadere ed ha organizzato un corpo di quattro volontari che potessero presidiare l’ingresso e l’uscita dalla scuola, eravamo distribuiti in turni e ci venivano dati buoni pasto a fine mese”

un’ottima iniziativa questa dei “Nonni”!
“sì molto valida, noi volontari, in pettorina gialla, ci sentivamo utili poiché svolgevamo un’attività cruciale e la sicurezza dei bambini era garantita, mi parlò di questa opportunità un condomino del mio palazzo. All’inaugurazione del progetto venne proprio Veltroni con il suo entourage e le telecamere di TG3, c’ero anche io, sono stato subito convinto della bontà di questa iniziativa. Poi, subentrato Alemanno, distrusse tutto abolendo il servizio di volontariato a favore delle Scuole, i politici fanno così, annullano quello che è stato fatto dai loro predecessori, anche se valido. E così, quando ho incontrato i retaker ero nuovamente disponibile ed ho deciso di aderire. Quando i volontari mi sono sembrate persone decise, per questo ho aderito subito”

Storie di Retaker: Alberto Loddo

hai sempre vissuto a Prati?
“in realtà no, sono nato a Cagliari, sono arrivato a Roma nel 1966, a 16 anni e l’anno dopo ho perso mio Padre. Ero a Roma con mia Madre, i primi anni a Monteverde, sono l’ultimo di cinque fratelli, gli altri sono rimasti in Sardegna. Mentre io ho potuto concludere le Scuole Superiori e ho dovuto poi trovarmi subito un impiego”

che scelta lavorativa hai fatto?
“ho seguito un corso di formazione a Trieste per entrare in Polizia, ero in borghese, in incognita, certo armato, ma io della pistola avrei fatto volentieri a mano, per me in Polizia quello che più conta è metterci il cervello, la pistola non può che far cacciare nei guai, la pistola non è un’amica. Nel corso degli otto anni trascorsi in Polizia sono stato per lo più alle intercettazioni telefoniche, anche se ogni giornata era diversa dall’altra, quando si avviava la giornata io non sapevo mai come si sarebbe svolta, questo aspetto dell’attività mi piaceva molto, impossibile annoiarsi”

ascoltandoti mi sembra di cogliere una grande passione per la tua adesione nella Polizia
“ho molto amato quel lavoro. Tuttora sono in stretto contatto con i colleghi del corso che ho seguito a Trieste nel 1970, qualche mese fa mi hanno rintracciato e adesso, tutti i giorni, ci auguriamo il buongiorno e la buonanotte. Come vedi io sono sempre stato in contatto con il Cittadino, prima da pubblico ufficiale e poi come cittadino stesso”

sento la voce di tua moglie accanto a Te, come vi siete conosciuti?!
“ah, è stato un incontro molto particolare, attraverso un amico che conobbi nel corso di un pattugliamento, eravamo a Corso Francia. Ad un certo punto ha sfrecciato a grande velocità una FIAT 125, la ricordi? Prese la curva sulla parte destra dove una volta c’era Zio Tom. Naturalmente li abbiamo fermati, erano in cinque, abbiamo richiesto il rinforzo di un’altra pattuglia e li abbiamo portati nei nostri uffici. Risultarono tutti incensurati, uno di loro abitava nella mia stessa strada a Monteverde e lo rincontrai presto, in quell’occasione mi chiese se io fossi stato fidanzato, non lo ero. A distanza di qualche tempo mi presentò un’amica della sua fidanzata, colleghe entrambe in una scuola materna. Io ero uscito dalla Polizia nel 1976, fu mia Madre a fare pressione perché io lasciassi, aveva troppo paura per l’attività che svolgevo, mia Moglie entrò nella mia vita, l’anno dopo, nel 1977”

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uscire dalla Polizia immagino ti abbia fatto molto soffrire, che altro impiego hai trovato?
“aver dovuto lasciare la Polizia, mi ha fatto soffrire tantissimo, pensa che ancora rimpiango quell’esperienza, ci penso tutti i giorni. Ho poi lavorato come poliziotto in Banca, non era il lavoro che facesse per me, io sono una persona dinamica e poi non riuscivo più a comprendere chi fossi, ero un cittadino o un poliziotto? è stato per me un problema reinserirmi. Tra l’altro c’è da dire che non ho più ritrovato quel senso di solidarietà tra colleghi che invece c’è in Polizia, ci si sostiene molto. Quella solidarietà la sto ancora cercando”

hai forse ritrovato quel senso di solidarietà nell’incontro con Nino…
“Nino era una Persona davvero speciale, l’ho conosciuto per caso per strada nel 2015, Nino mi chiamò un giorno e mi chiamò come ha poi fatto tantissime volte negli anni: “Ciao Ragazzo” era circa mezzogiorno, quello era l’orario preferito di Nino per le sue telefonate, e mi disse: “ti posso chiedere una cortesia? È una cosa che mi è venuta in mente qualche giorno fa, ci vogliamo chiamare Cric e Croc?” a me questa cosa è piaciuta subito, mi sembrava fossimo tipo Starsky e Hutch, gli chiesi: “chi fa Cric e chi Croc?” e lui: “tu sei Cric” e così fu!”

questo scambio tra Te e Nino è bellissimo, dà l’idea di un’intesa immediata
“noi andavamo immediatamente d’accordo, entravamo nell’operatività, senza troppo chiacchiere. E quando Nino ti chiedeva qualcosa non si poteva dirgli di no perché era speciale, faceva spesso battute spiritose. Inoltre Nino amava Chimicianga, il mio amatissimo cane che portavo spesso con me e che Nino ha visto crescere, lui ogni volta che vedeva Nino era molto felice e lo accoglieva scodinzolando.  Negli anni ci siamo raccontati tanto l’uno dell’altro, è capitato che lui mi abbia coinvolto in qualche passaggio di famiglia, mi ha chiesto supporto ed io subito disponibile, mi faceva proprio piacere. Una volta fu ricoverato al San Carlo di Nancy per degli accertamenti, non mi aveva detto niente, io mi presentai in ospedale nella sua stanza, rimase molto sorpreso, a bocca aperta, credo che da quella volta non abbia avuto più alcun dubbio di quanto gli volessi bene”

Storie di Retaker: Alberto Loddo

e poi sei stato Te ad aver avuto problemi di salute, ricordo che sei stato vittima di un assurdo incidente all’interno del Cimitero di Prima Porta
“sì, era nel 2021, è successo pochi minuti dopo che avevano tumulato mia Madre, una coincidenza assurda, fu un bruttissimo incidente. In realtà io ho avuto dei problemi di salute anche prima a causa di una parata a pallone, nel cadere all’indietro mi sono fratturato la L1, sono rimasto immobilizzato per tre mesi a letto. In quell’occasione mi chiamò Bruna per sapere come stessi”

che cosa ti ha determinato a svolgere l’attività continuativa di Retake, oltre al bellissimo incontro con Nino?
“io ho sempre avuto una grande manualità, mi piace molto lavorare con le mani. Per questo quando Nino mi chiamava e mi chiedeva: “allora che fai?”, io andavo subito, a volte ci fermavamo per un cappuccino insieme a La Fiorentina. Vivevamo all’aria aperta e questa cosa mi piaceva moltissimo. Un giorno Nino mi coinvolse per rimettere a posto un vecchio portone di una Scuola a Monteverde, era la Scuola Media di Via Barili, vai a capire chi gliel’avesse detto, lui era così, libero, andava dove c’era bisogno”

e a Te piaceva questa apertura o sei una Persona più abitudinaria?
“ho parecchia fantasia, mi piace ricostruire gli oggetti, faccio bricolage in casa. In questi ultimi tempi, in vista del Giubileo, ho voluto creare degli scenari che ricordino momenti storici legati alle varie Religioni a Roma. Ho costruito una tenda araba, ho fatto un Colosseo in miniatura, all’interno ci ho messo i leoni le tigri, poi anche una Piramide egizia e un Tempio greco, per la tenda araba mi sono industriato come sarto”

tu vivi molto vicino al Vaticano, stai respirando più di altri l’atmosfera del Giubileo
“dal mio balcone si vedono i Giardini Vaticani”

che tratti caratteriali hai che possano assimilarti ad un romano DOC?
“io tendo ad andare d’accordo con tutti. I romani sono ottimisti, si fanno scivolare tutto, se ne fregano, oramai mi ci sono abituato”

Storie di Retaker: Alberto Loddo

che cosa è l’Amicizia per Te?
“il capirsi al volo, la complicità. Questo mi è accaduto solo con Nino. Un giorno mi chiamò per andare a riparare un nasone a Via Angelo Emo, siamo stati lui ed io a togliere un migliaio di lucchetti allo Zodiaco, è vero, non sto esagerando. Ci siamo massacrati, dalle h 8 alle h 15, senza mai fermarci, non so quanti dischi abbiamo consumato! Poi abbiamo fatto lo stesso lavoro a Ponte Milvio. Un’altra volta mi chiamò per andare a Ponte Nenni, c’erano delle scritte vandaliche da togliere sulle vetrate in plexiglass, poi ci siamo ritornati in un gruppo numeroso, siamo stati solo noi due ad iniziare”

con Retake agli inizi bastava andare con pettorina, guanti e raschietto
“sì, toglievamo tantissimi adesivi, infatti a me venne in mente di costruire uno strumento per poter togliere anche quelli affissi in alto. Per un po’ di giorni non mi feci vedere e allora Nino mi chiamò:”Albè, che sei sparito?” io stavo lavorando a quell’attrezzo e l’ho smontato una decina di volte perché non ero convinto. Nella parte alta ci avevo messo una bustina che raffigurava un teschio, l’avevo chiamato il Pirata perché andava all’arrembaggio degli adesivi. E invece Nino gli diede un nuovo nome, “Alabarda spaziale”, diceva “perché la base è telescopica”. Un giorno c’aveva con lui il TG3, mi chiamò e mi disse di portare l’alabarda spaziale. Un’altra volta mi chiamò e mi chiese di fare una foto all’alabarda perché un cittadino la voleva rifare, poi questo non ci riuscì. Io per Nino ero sempre disponibile”

mi sembra di ricordare che Te e Nino non foste vicini politicamente
“sì, ma non abbiamo mai parlato di politica, assolutamente. Ad entrambi interessava l’impegno nel sociale.  Vivere a Roma non è per niente facile, noi scontiamo ogni giorno i disservizi burocratici e la spaventosa irresponsabilità nei comportamenti di alcune persone. Ci ho messo una vita per rifarmi la carta d’identità, preso dallo sfinimento, perché non trovavo una delegazione alla quale farne richiesta, me ne sono andato fino a Frosinone, ma non hanno accettato la mia richiesta perché sono residente a Roma, alla fine ce l’ho fatta a Monteverde. Giorni fa un’amica di mia Moglie stava attraversando ed un motorino è passato con il rosso a rischio di investirla, lei ha protestato e quello le ha urlato che lui faceva come cazzo gli pareva. Poi è una zozzeria ovunque, io gliela do qualche monetina ai ragazzi di colore che puliscono alla metro Cipro, ricordi quando andammo a sistemare gli esterni noi? Voglio ancora raccontarti di una cosa che mi è rimasta qui e che non sono riuscito a fare con Nino”

hai un rammarico legato a Retake?
“no, ha a che fare con una passione che avevo in comune con Nino, lui era un ferrarista come me. Sapevo che non era mai stato a Monza e avrei voluto portarcelo, tipo sorpresa, ma non ho fatto in tempo… Io a Monza ci sono stato con mia figlia, all’epoca lei era adolescente, oggi ha 39 anni, era una ferrarista più matta di me, la Ferrari sta dentro di Te, è l’automobilismo italiano. Insomma quella volta mia figlia scappò dalla Tribuna per andare vicino al podio, era in lacrime per l’emozione. Ecco io quella emozione avrei voluto condividerla con Nino”

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