Ci sono persone che, quando arriva l’estate e la terra intorno agli alberi comincia a seccarsi, escono di casa con una bottiglia, un secchio o una tanica piena d’acqua. Le incontriamo sui marciapiedi, nei cortili, nei piccoli giardini di quartiere. Si fermano davanti a un albero, versano lentamente l’acqua alla base del tronco e poi proseguono la loro giornata. Spesso nessuno conosce il loro nome e quasi mai qualcuno assiste al gesto.

Questo articolo è dedicato a loro: ai tanti cittadini che si prendono cura del verde urbano senza clamore, senza aspettare un riconoscimento e senza considerare un albero meno importante soltanto perché cresce su un suolo pubblico.

Chi ama davvero il verde sa bene che l’estate è una stagione difficile. Il caldo persistente, i lunghi periodi senza pioggia e le temperature raggiunte dall’asfalto e dalle superfici urbane sottopongono alberi e piante a uno stress enorme, soprattutto quando sono giovani o sono stati messi a dimora da poco. È proprio in questi momenti che anche l’attenzione costante di chi vive un quartiere può diventare preziosa.

Ci sono persone che controllano ogni giorno la terra ai piedi dell’albero davanti casa, altre che si organizzano con i vicini per alternarsi, altre ancora che portano l’acqua da una fontanella o riempiono una tanica prima di uscire. Non lo fanno perché quell’albero sia «loro». Lo fanno, al contrario, perché hanno compreso fino in fondo che il verde pubblico appartiene a tutti e proprio per questo merita la cura di ciascuno.

Retake conosce bene questa forma di attenzione. In molti territori i volontari dedicano tempo ed energie anche all’annaffiatura degli alberi e alla cura delle aiuole, soprattutto nei periodi più caldi. È un lavoro paziente, ripetuto, molto meno spettacolare di una grande giornata di rigenerazione urbana e proprio per questo capace di raccontare qualcosa di essenziale: prendersi cura di un luogo non significa esserci soltanto nel momento in cui lo si trasforma, ma continuare a esserci dopo.

Eppure questa non vuole essere soltanto un’ode ai volontari Retake. Vogliamo celebrare e ringraziare soprattutto quella comunità molto più grande e impossibile da censire di persone che compiono spontaneamente gli stessi gesti. Cittadini che magari non fanno parte di nessuna associazione, che non pubblicano fotografie e che probabilmente non definirebbero nemmeno quello che fanno «cittadinanza attiva». Vedono una pianta in sofferenza e decidono semplicemente di darle acqua.

In un tempo in cui siamo abituati a misurare quasi tutto, questi gesti sfuggono alle statistiche. Non sapremo mai quante taniche vengano portate ogni estate lungo le strade italiane, quanti alberi ricevano acqua grazie all’attenzione di un residente o quante piccole aree verdi continuino a vivere perché qualcuno ha deciso di non voltarsi dall’altra parte. E non importa: esiste un ambientalismo quotidiano che non ha bisogno di essere sbandierato per produrre effetti reali.

Prendersi cura di un albero urbano significa infatti prendersi cura di molto più di un elemento di arredo. Significa difendere ombra, biodiversità, suolo, qualità dell’aria e vivibilità delle nostre strade. Significa riconoscere che il verde in città non è una decorazione da aggiungere quando avanza spazio, ma una parte essenziale dell’ambiente urbano e della nostra capacità di affrontare città sempre più calde.

Naturalmente la cura spontanea dei cittadini non può e non deve sostituire la responsabilità delle amministrazioni nella gestione del patrimonio verde. Ma una città migliore nasce anche quando alla responsabilità pubblica si affianca una comunità che considera alberi, aiuole, parchi e giardini come un bene comune da osservare, proteggere e rispettare ogni giorno.

Per questo, alla fine di un’altra estate difficile per il verde urbano, vogliamo dire grazie a chi innaffia. A chi porta l’acqua sotto il sole, a chi coinvolge un vicino, a chi si accorge di un giovane albero in difficoltà e sceglie di intervenire invece di passargli accanto.

Non conosciamo i vostri nomi, ma riconosciamo perfettamente il valore di quello che fate. Perché la cura dell’ambiente comincia anche così: dal momento in cui smettiamo di chiederci a chi appartenga un albero e iniziamo a domandarci che cosa possiamo fare per non perderlo..